sabato 31 gennaio 2009

Il fanalista dell'Isola delle Correnti...

Isola delle Correnti, Pachino (SI)

"... Suo suocero Gaetano era un sant'uomo. Non come le cognate, tutte donnette loro: vestite di nero da capo a piedi, i capelli severamente tirati e di una malizia che sporcava l'anima. E sua suocera, poi, era una donna aggressiva dallo sguardo truce e dai brutti gesti. Non era certo quella la vita familiare che l'Angiola aveva desiderato per sé, quando, scoccando la freccia dei suoi pensieri lontano, al di là dei monti della sua penosa infanzia, aveva immaginato di vedere il mare. Com'erano diverse da lei quelle donne, ironicamente, la chiamavano La Continentale: sempre pronte a battutine derisorie. Non Gaetano, però. Lui, al contrario, era un uomo tranquillo, bonario, che non parlava mai se non interpellato. A volte, lei aveva pensato che, in fondo, suo suocero non avesse proprio nulla di cui parlare con la sua famiglia. Aveva notato che, potendo, trascorreva la maggior parte del suo tempo da solo; spesso, quando la mattina presto ci si alzava, lui era già uscito di casa. Era il fanalista dell'Isola delle Correnti e, un giorno, di nascosto dalla moglie e dalle figlie, l'aveva portata con sé all'isola di fronte: all'isola del faro.

Per arrivarci s'erano incamminti all'alba su una lingua di terra emersa, un sentiero lambito dal mare da entrambi i lati, tanto che l'Angiolina ebbe la sensazione di camminare sull'acqua: un miracolo della natura. In quel frangente, il mondo intorno le era parso immobile e paradisiaco. Solo il rumore dei loro passi, persino del loro respiro. L'essenziale. Un silenzio: un vuoto da riempire respirando appieno la bellezza di quel luogo remoto e sconosciuto ai più, un'assenza da colmare con pensieri di perfezione. Il tragitto non fu breve e, giunti all'isola, l'Angiolina, madida di sudore, si sedette su uno scoglio e vide suo suocero, poco più in là, imbracciare la lupara e mirare in basso, verso il terreno...lui ci aveva portato i conigli laggiù, anni prima, e quelli in totale libertà avevano figliato, come conigli, e si erano scavati tante di quelle tane e da una coppia erano divenuti una colonia. Sono animali fedeli i conigli, come le aquile reali, come i lupi rossi che s'innamorano e restano insieme al loro compagno per tutta la vita...e lui, di tanto in tanto,...Pum...se ne portava un paio di coppie a casa per la cena. Il suo scecco tornava sempre carico dall'Isola delle Correnti: carico dell'uva, dei pomodori, dei gelsi sanguigni e delle more selvatiche più dolci che la Continentale avesse mai assaporato.

L'Angiolina non aveva mai visto un tale ben di Madre Natura. Eppure, veniva dalla Toscana lei. Ma lassù, nel Continente, la gente doveva faticare come muli per lavorare la terra, per trarne il sostentamento. Gli inverni erano lunghi in Caprese Michelangelo, sui Monti Casentinesi, dove: "Sotto la neve c'è il pane, sotto l'acqua c'è la fame.", mentre, a Pachino, nel profondo Sud, sul mulo ci si accomodavano le persone e la madre terra, i suoi frutti li partoriva, si poteva ben dire, da sola e generosamente.

E l'Isola delle Correnti se ne stava là, di fronte, solitaria in mezzo al mare, faro per viandanti e marinai. Intorno, solo il vuoto creato del mare e, in quel vuoto, la natura, creativa ed estemporanea, s'esprimeva nelle sue forme più imprevedibili, in assoluta libertà, stupendosi per prima di sé stessa e commuovendo coloro che, come l'Angiolina, avessero occhi per contemplare la bellezza in quelle forme e nello spazio invisibile attorno ad esse."